|
|
PESCA E CONSERVAZIONE Gli squali, presenti sulla Terra con successo da circa 400 milioni di anni, rischiano attualmente di scomparire, eliminati dal loro più grande nemico: il predatore uomo.
Forse qualcuno, per scarsa conoscenza, può trovare questa informazione del tutto irrilevante; però oggi sappiamo che gli squali mantengono l'equilibrio nell'ambiente marino eliminando gli individui più deboli, malati, lenti, dalle popolazioni delle loro prede.
Gli squali - come tutti i predatori - bloccano le epidemie mangiando gli animali malati; inoltre, mangiando i più deboli, lenti, facili da catturare, consentono ai più forti di vivere fino a riprodursi, migliorando le generazioni successive. Anche l'uomo dunque ne trae un beneficio indiretto poiché le prede, che sono fonte di cibo anche per lui, sono più forti e più sane; inoltre gli squali, catturando pesci che probabilmente i pescatori addirittura butterebbero via, non entrano neppure in competizione con essi.
Il prelievo di squali, il cui ruolo è indispensabile all'ambiente marino, non può essere irragionevole e illimitato. La pesca eccessiva della quale sono stati oggetto sinora minaccia seriamente la loro sopravvivenza, tanto che alcune specie sono dichiarate protette e altre lo saranno presto. Purtroppo molte persone, pur consce dell'importanza di tutelare i leoni o le tigri, non si preoccupano affatto per la diminuzione degli squali. Eppure gli squali, che sono predatori tanto quanto i grandi felini, hanno lo stesso ruolo, anche se in ambienti differenti. Se si è arrivati alla loro tutela cambiando la mentalità che dipingeva le "fiere" come tremendi mangia-uomini, ora si può e si deve fare lo stesso per gli squali.
Invece sinora solo nei paesi più ricchi ed evoluti esistono piani di tutela o limiti alla pesca degli squali, commerciale o sportiva. Negli ultimi decenni il numero di squali pescati è aumentato enormemente poiché cresce la richiesta, causata anche dalla riduzione delle popolazioni di pesci "più pregiati". Un'altra irragionavole causa dell'eccesso di pesca agli squali è dovuta alla moda cinese della zuppa di pinne, che fa sì che circa l'80% degli squali sia ucciso e ributtato in mare dopo aver loro tagliato solo le pinne, il che significa che il 98% delle proteine utili viene sprecato. Danni molto gravi sono provocati anche dalle reti pelagiche derivanti (le stesse che intrappolano delfini, tartarughe, capodogli e altri animali), dai palangari per i tonni e i pesci spada, che accidentalmente catturano anche squali, e anche dai pescatori dilettanti con canna e lenza, che spesso, dopo aver ucciso lo squalo-trofeo, lo gettano via.Perché gli squali sono così vulnerabili nei confronti della pesca?
Perché sono assai poco prolifici a causa del loro sistema riproduttivo, molto evoluto ma anche tanto fragile di fronte a un prelievo eccessivo (vedi anche il capitolo "Il sesso").Proviamo ad approfondire il discorso.
In un ambiente (un ecosistema, per l'esattezza) in cui il cibo è abbondante e disponibile, lo spazio non manca e la popolazione è relativamente stabile nel numero (cioè, approssimativamente, ogni anno i nati e i morti si bilanciano), è conveniente, anzi è vincente, generare pochi piccoli per volta. Questi piccoli cresceranno lentamente, cominceranno a riprodursi molto tardi e vivranno a lungo: è la cosiddetta strategia riproduttiva K, che accomuna squali, Cetacei, tartarughe e molti predatori terrestri. Però la strategia K funziona solo finché l'ambiente è stabile e non disturbato; se viceversa l'ambiente subisce pesanti "intrusioni" e cambiamenti, le popolazioni "a strategia K" crollano velocemente.
In una popolazione di animali assai prolifici, come molti pesci ossei, il prelievo effettuato dalla pesca intensiva può essere poco incisivo perché per rimpiazzare il prelievo è sufficiente che sopravvivano poche femmine, che producono tantissime uova che poi andranno a "rimpolpare" la popolazione.
Negli squali invece, poiché il numero di piccoli prodotti in una popolazione è strettamente dipendente dal numero delle madri (poche madri=pochi piccoli), basta un prelievo massiccio di adulti perché la popolazione non riesca più a riprendersi.
Dunque non è possibile adottare per gli squali le stesse regole che sono valide per la pesca - sia sportiva che professionale - ai pesci ossei.
La storia della pesca agli squali è infatti un susseguirsi di impennate e crolli repentini. Quando i pescatori scoprono una popolazione integra di squali, in pochi la sfruttano, con un'impennata delle catture subito seguita dal crollo, al quale però non fa mai seguito, neppure dopo decenni, un ritorno alla "normalità". Questo è noto già da parecchi decenni, è già accaduto in molte parti del mondo.Ci sono esempi di questa pesca distruttiva?
Nel Mare del Nord lo smeriglio (Lamna nasus ) fu quasi completamente sterminato in SOLI SETTE ANNI: lo sfruttamento intensivo di questa popolazione iniziò nel 1961 (circa 1.800 tonnellate di pescato); nel 1964 si ebbe l'impennata (8.000 tonnellate); nel 1968 la triste parabola si era conclusa: le catture erano ormai ridotte a poche centinaia di animali.
La pesca fu abbandonata e a tutt'oggi, dopo 40 anni, la popolazione non si è ancora ripresa.
Molti altri esempi mostrano che lo sterminio degli squali si ripete sempre in modo pressoché identico: nel mare del Nord per lo smeriglio, in California per lo squalo volpe, in Irlanda per lo squalo elefante, in Nicaragua per lo squalo grigio... e in molti altri. Purtroppo sovente accade che non si prendano provvedimenti adeguati finché le popolazioni di squali non sono oramai così malridotte da essere addirittura dichiarate "protette" - dunque inservibili come fonte di cibo. Peccato che di solito i provvedimenti tardivi siano altresì di scarsa utilità per la ripresa delle popolazioni. Quindi accade che la miope avidità dei pescatori che arrivano "per primi", abbinata alla pigrizia dei legislatori, sovente preoccupati di perdere la simpatia (dunque i voti) della categoria, si traduce dopo pochi anni di rapina legale nella distruzione duratura - o perenne - di una preziosissima risorsa alimentare.
E' dunque importante impegnarsi per la conservazione, per tutelare la salute del mare e la nostra. Inoltre, se la conservazione è fatta in modo intelligente, può essere anche un'utile fonte di reddito.
Nelle zone ricche di squali il loro "sfruttamento" per il turismo subacqueo può essere molto redditizio, assai più della pesca, poiché non elimina gli squali, fonte stessa del reddito, ma li conserva per le generazioni future. Esempi famosi sono le Maldive, il Mar Rosso, la Grande Barriera Australiana. Infatti, anche se è purtroppo vero che il turismo subacqueo provoca altresì la diffusione di spettacoli "da circo" come la (pessima) abitudine di dare da mangiare agli squali in mare (alterandone profondamente le abitudini) è pur vero che in tal modo per lo meno si evita la distruzione irreversibile delle popolazioni naturali.
DOSSIER SQUALI Introduzione: evoluzione e sistematica Forma e movimento L'alimentazione I sensi Il sesso Prodotti dagli squali